Illustrazione di una persona con apparecchio acustico mentre onde sonore e segnali cerebrali convergono verso un dispositivo che filtra una voce in mezzo al rumore.
Illustrazione di una persona con apparecchio acustico mentre onde sonore e segnali cerebrali convergono verso un dispositivo che filtra una voce in mezzo al rumore.

Il controllo mentale degli apparecchi acustici migliora l'ascolto in ambienti rumorosi, un passo avanti utile per un amico o collega con perdita uditiva che segue il tema.

Apparecchi acustici controllati dalla mente Flusso della storia e fatti chiave

Una ricerca dello Zuckerman Institute della Columbia University ha dimostrato per la prima volta che un sistema controllato dal cervello può migliorare l'udito in tempo reale, selezionando la voce a cui una persona presta attenzione. La tecnologia, chiamata Auditory Attention Decoding (AAD), analizza i segnali neurali direttamente dalla corteccia uditiva e regola l'amplificazione in base all'attenzione dell'ascoltatore. Test effettuati su pazienti con elettrodi intracranici hanno mostrato una precisione tra il 72% e il 90,3% e un aumento medio del rapporto segnale-rumore di 12 dB.

Gli esperimenti hanno coinvolto persone con epilessia già dotate di elettrodi per scopi clinici. Mentre ascoltavano due conversazioni simultanee, il sistema identificava in tempo reale quale voce stessero seguendo e ne alzava il volume, riducendo l’altra. Il carico mentale è stato misurato oggettivamente tramite la dilatazione pupillare, confermando una riduzione dello sforzo cognitivo durante l’uso del sistema.

La tecnologia è ancora preliminare e si basa su dispositivi invasivi non adatti al pubblico generale. Tuttavia, i risultati forniscono un benchmark importante per sviluppare in futuro apparecchi acustici non invasivi controllati dal cervello. Con oltre 430 milioni di persone nel mondo che vivono con una perdita uditiva significativa, questa direzione potrebbe rivoluzionare l’assistenza uditiva, rendendo più naturale e meno faticoso comunicare in ambienti rumorosi.

Fatti

  • Uno studio dello Zuckerman Institute ha dimostrato che un sistema controllato dal cervello può identificare e amplificare la voce a cui una persona presta attenzione.
  • Test su pazienti con elettrodi intracranici hanno mostrato precisioni tra il 72% e il 90,3% e un aumento medio del rapporto segnale-rumore di 12 dB.
  • La tecnologia AAD (Auditory Attention Decoding) è stata testata in tre esperimenti con ascolto di due conversazioni simultanee.
  • La riduzione dello sforzo cognitivo è stata misurata tramite dilatazione pupillare.
  • Gli elettrodi usati sono invasivi e non destinati al pubblico; la ricerca punta a soluzioni meno invasive.
  • Oltre 430 milioni di persone nel mondo vivono con una perdita uditiva invalidante.

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