
L’Europa sta riducendo la dipendenza da tecnologie energetiche a rischio informatico. Se conosci qualcuno che sta installando un impianto solare, può valere la pena condivergli il contesto con calma.

L'UE blocca gli inverter cinesi nei fotovoltaici Flusso della storia e fatti chiave
L'Unione Europea ha deciso di escludere i nuovi impianti fotovoltaici che utilizzano inverter cinesi dai finanziamenti pubblici, a causa di rischi informatici e dipendenze strategiche. La misura non vieta la vendita di questi dispositivi, ma ne limita l'accesso ai fondi europei, colpendo principalmente produttori come Huawei e Sungrow. Gli inverter, essenziali per convertire la corrente prodotta dai pannelli solari in energia utilizzabile, sono ormai per l'80% di origine cinese in Europa. Bruxelles teme che la connettività remota e la gestione cloud possano rappresentare una vulnerabilità per le reti elettriche nazionali.
Chi ha già un impianto con inverter cinesi non deve sostituirlo, ma chi pianifica nuovi progetti dovrà orientarsi su alternative certificate da Paesi alleati come Giappone, Corea del Sud, Svizzera e Stati Uniti. Marchi europei come Fronius e SMA sono già disponibili sul mercato italiano. L'aumento di costo per passare a un inverter sicuro è stimato sotto il 2% del totale dell'impianto.
La Commissione europea valuterà eventuali deroghe entro il 1° novembre 2026. L'obiettivo è ridurre la dipendenza critica da un singolo fornitore straniero e rafforzare la sicurezza delle infrastrutture energetiche. Il cambiamento riguarda soprattutto il futuro degli incentivi, non le installazioni già esistenti.
Fatti
- L'UE ha escluso i nuovi impianti con inverter cinesi dai finanziamenti pubblici per rischi informatici e geopolitici.
- Gli inverter cinesi rappresentano l'80% del mercato europeo, con Huawei e Sungrow tra i principali produttori.
- Chi ha già un impianto con inverter cinesi non deve sostituirlo, ma i nuovi progetti perderanno accesso agli incentivi UE.
- L'aumento di costo passando a un inverter sicuro è stimato sotto il 2% del costo totale dell'impianto.
- La Commissione europea valuterà deroghe entro il 1° novembre 2026 per casi specifici.
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