
La resistenza di Mohammadi ha un peso, soprattutto per un collega che segue il tema dei diritti umani in Iran.

Mohammadi, la voce libera dell'Iran Flusso della storia e fatti chiave
Narges Mohammadi, premio Nobel per la pace 2023, è stata trasferita in condizioni critiche all'ospedale Pars di Teheran dopo aver subìto due arresti cardiaci in carcere. I primi episodi si sono verificati a fine marzo e all'inizio di maggio 2026, mentre era detenuta nella prigione di Zanjan, dove ha trascorso anni di detenzione per accuse di propaganda contro lo Stato. Dopo dieci giorni in terapia intensiva in un ospedale locale privo di strumenti adeguati, la sua famiglia ha insistito per il trasferimento presso un centro medico specializzato, ottenuto solo grazie alla pressione internazionale. La sua salute si è gravemente deteriorata: ha perso quasi 20 chili e versa in stato di debolezza estrema.
Mohammadi è un simbolo della lotta per i diritti umani e contro la pena di morte in Iran. Dal 2023, quando le è stato assegnato il Nobel, il regime iraniano ha intensificato il silenzio mediatico attorno alla sua figura, accusandola di minare la sicurezza nazionale. Nonostante ciò, la sua frase «La vittoria non sarà facile, ma è certa» continua a ispirare molti in Iran e all'estero. La sua famiglia denuncia che le cure le sono state negate per settimane, con l'intento di indebolirla fisicamente.
Attualmente, Mohammadi è sotto stretta sorveglianza anche in ospedale. I suoi figli gemelli, Ali e Kiana, che non vede da quando avevano otto anni, vivono in esilio con il padre a Parigi. Le associazioni internazionali e il comitato del Nobel chiedono la sua immediata liberazione e l'annullamento delle accuse. Il governo iraniano, tuttavia, non ha ancora risposto a queste pressioni.
Fatti
- Narges Mohammadi è stata trasferita in ospedale a Teheran il 12 maggio 2026 dopo due arresti cardiaci in carcere a Zanjan.
- Ha subìto dieci giorni in terapia intensiva in un ospedale locale prima del trasferimento, dopo pressioni della famiglia e della comunità internazionale.
- Mohammadi ha perso quasi 20 kg in carcere e versa in stato di grave debolezza.
- Il fratello Hamidreza, in esilio a Oslo, denuncia che le cure le sono state negate per settimane.
- La sua famiglia ha pagato di tasca propria cauzione e ambulanza per il trasferimento medico.
- Mohammadi è stata insignita del Nobel per la pace nel 2023 per il suo impegno contro la pena di morte e per i diritti umani in Iran.
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