
L'Italia produce solo una piccola frazione del petrolio che consuma, concentrata soprattutto in Basilicata e Sicilia. Se hai amici o colleghi interessati all'energia o alla geopolitica, può valere la pena condividerlo con calma.

Petrolio italiano: dove si estrae e quanto pesa nel mercato globale Flusso della storia e fatti chiave
In un contesto globale segnato dall’aumento dei prezzi del petrolio, con il greggio ormai stabilmente sopra i 100 dollari al barile, l’Italia mantiene una produzione interna limitata. I giacimenti principali si trovano in Basilicata, Sicilia e Adriatico centrale, ma la loro profondità e localizzazione offshore rendono estrazione e sfruttamento complessi e costosi. Alla fine del 2024 erano attive oltre 150 concessioni per idrocarburi, ma la produzione nazionale soddisfa solo il 7% del fabbisogno energetico complessivo. Il resto dipende quasi totalmente dalle importazioni. Dopo il picco degli anni '90, l’estrazione ha mostrato un declino costante, con un esaurimento stimato del 3% annuo. La Basilicata rimane la regione più attiva, con i campi di Val d’Agri e Tempa Rossa che producono complessivamente tra 80 e 120mila barili al giorno, destinati alla raffineria di Taranto.
Fatti
- Il prezzo del petrolio ha superato i 100 dollari al barile nel maggio 2026, con un aumento del 57% da fine febbraio.
- L’Italia copre solo il 7% del proprio consumo di petrolio con produzione interna.
- La Basilicata è la regione italiana con maggiore estrazione: Val d’Agri (50-70mila barili/giorno) e Tempa Rossa (30-50mila barili/giorno).
- I giacimenti italiani sono spesso profondi e offshore, rendendo l’estrazione costosa e complessa.
- Alla fine del 2024 erano attive oltre 150 concessioni per idrocarburi in Italia.
- Il giacimento di Villafortuna in Piemonte ha cessato l’attività nel 2016 per esaurimento delle riserve.
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